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1607

Costruzione della Strada nuova, attuale corso della Repubblica italiana, su progetto di Giovan Battista Cavagna; il rettifilo, decretato l’anno precedente dal car dinale legato della Marca, Ferdinando Taverna, e approvato in data 6 agosto 1607, andava a congiungere la Piazza Mag giore (1581), oggi “della Libertà” con la chiesa gesuitica di San Giovanni (1600-1625), su disegno di Rosato Rosati).

1611

19 giugno: insediamento dei primi Padri dell’Oratorio in Macerata, costituitosi con l’approvazione del vescovo Galeazzo Moroni (1573-1613) in una prima esperienza presso la chiesa di Santa Maria Incoronata, dedicato a San Nicola da Tolentino e San Carlo Borromeo. Nel 1613 si trasferirono presso San Giorgio. Il 15 ottobre 1615 il vescovo di Macerata, cardinal Felice Centini (1613-1641) ne approvò le regole.

1623

12 novembre: posa della prima pietra della chiesa di San Paolo, su disegno di Ambrogio Mazzenta. Col tempio e convento dei Chierici Regolari di San Paolo, veniva a concludersi, a levante, la Piazza Maggiore e la stessa visuale dalla Strada nuova. I lavori della chiesa terminarono nel 1655, mentre quelli del convento, iniziati nel 1637, proseguirono fino al 1683.

1624

Vendita da Fulvio Clarignani alla Congregazione dell’Oratorio di negozio ed annesso appezzamento di terra, siti a metà circa della Strada nuova. Quivi venne allestita una chiesa che risulta essere stata la prima in tutto il mondo dedicata a San Filippo Neri dopo la sua canonizzazione (1622), benedetta il giorno 8 settembre dal cardinal Centini, alla presenza della cittadinanza, del Magistrato e di illustri personalità.

1645

19 marzo: rifondazione della Congregazione dell’Oratorio di Macerata da parte del padre Girolamo Morico, nobile fermano, previa approvazione del vescovo Papirio Silvestri (1642-1659). Già della Congregazione di Fermo, era stato invitato in città dal nobiluomo Michele Norscini nel settembre del 1942. Il 21 gennaio del 1644 aveva trovato alloggio in una stanza sita dietro la chiesa di San Filippo.

1647

Mese di gennaio: inizio dei lavori di ampliamento della chiesa, voluti dal Morico per accogliere il crescente numero dei fedeli. Ciò fu possibile grazie alle numerose elargizioni dei devoti, tra i quali emerse in modo particolare la generosità del marchese Antonio Ricci e della moglie Girolama Petrocchini. Il 15 ottobre la chiesa ampliata venne benedetta da mons. Silvestri.

1663

14 giugno: delibera dei Padri della Congregazione, su consiglio del Morico, di costruire a maggior gloria di Dio una chiesa più ampia, dato che essa risultava ancora troppo piccola per l’accorso dei fedeli, che meglio si confacesse anche all’onore del Santo. Di lì a poco iniziarono una serie di acquisti di proprietà poste in adiacenza e nelle vicinanze della loro abitazione.

1674

1° dicembre: tenuto il Consiglio di Riformanza, al fine di eleggere San Gaetano Thiene e San Filippo Neri Compatroni della città di Macerata, il che avvenne in data 13 marzo 1675.

1683

Decisione di Giuseppe Marconi, mercante facoltoso ma privo di eredi, di lasciare tutti i suoi beni alla Congregazione di Macerata, affinché fosse eretto un nuovo tempio con la casa per i Padri dell’Oratorio. Terminati gli acquisti delle proprietà lungo la Strada nuova, l’area disponibile per la nuova fabbrica comprendeva ormai l’intero lotto, compreso tra il tracciato Taverna e la via di Santa Maria della Porta.

1686

13 giugno: nuovo ampliamento della chiesa, allungata, perché ancora una volta risultava inadatta a contenere i fedeli. Circa un anno prima, gli Oratoriani avevano comperato delle case lungo la Strada nuova: l’ultimo decreto di acquisto risale infatti al 14 settembre 1685.

1689

8 febbraio: commissione dei Padri a Giovan Battista Contini del progetto della chiesa e della casa; questi «presentò il disegno da eseguirsi nel nuovo Tempio figurato in una Rotonda al più prolungata nel maggiore Altare con sostegno di grandi Colonne sostenenti la gran Cuppola». Il 12 aprile il Contini venne pagato.

1697

Rifiuto opposto dal capomastro Paoli di San Severino all’esecuzione del progetto dell’architetto ed elaborazione di una nuova proposta che il 13 marzo i Padri inviarono a Roma perché fosse esaminato, ma senza ottenere un riscontro positivo. Successivamente «decretarono di far venire da Roma Ludovico Gregorini, altro architetto, per giudicare sulla faccia del luogo la nuova costruzione». Questi giunse a Macerata il 3 ottobre. Il suo progetto, il terzo, venne adottato il 28 novembre, previa approvazione della Vallicella. Il 4 dicembre furono assunti due capomastri: Paolo Catenacci di Milano e Vincenzo Canelli di Macerata, che sin da subito entrarono in contrasto col Gregorini. L’11 dicembre il Comune autorizzò l’ampliamento delle fondazioni presso la casa Antonini, secondo la pianta presentata dall’architetto. Il 17 dicembre fu finalmente posta la prima pietra. Essendo fuori città il vescovo di Macerata, Fabrizio Paolucci (1685-1689), intervenne l’arcidiacono Alessandro Compagnoni. Del 29 dicembre è la planimetria redatta dal perito Pietro Tartufari indicante l’area di cantiere.

1698

28 giugno: viaggio del Gregorini a Macerata per misurare l’estensione della chiesa.

1704

Sospensione dei lavori a causa dei contrasti tra l’architetto e i capomastri, sorti già all’inizio del cantiere ma gravemente acuitisi con l’andare del tempo; il Gregorini infatti non permetteva loro di consultare i disegni, se non dietro esborso di denaro.

1705

Nuovo contatto del Contini che formulò un’ulteriore proposta progettuale, (decreti 22 febbraio, 11 maggio) la quarta, quale si vede ora realizzata.

1706

6 agosto: nomina del capomastro Francesco Pucciarini che subentrò a Sebastiano Cipriani, «come ai dec. 6 Agosto 1706 allorché fu preso con apoca, 27 maggio 1717 quando fu spedito a Roma per consultare su diversi punti il Contini, ed infine 8 febbraio 1732 in cui fu sodisfatto per il suo lavoro compiuto ».

1718

27 maggio: condotto a termine l’oratorio, iniziato in contemporanea con la chiesa.

1730

8 settembre: apertura della chiesa, nel giorno della Natività della Beata Vergine Maria; la decorazione interna tuttavia non era ancora terminata. A pochi giorni di distanza venne eseguita la prima sepoltura.

1732

Accolto dal mastro Francesco Antonio Pucciarini da Perugia, «per il prezzo di scudi quattrocento», l’incarico «di fare a di lui proprie spese di materiali, et opere di muratori, e stuccatore solam.te, nel volto del Cappellone della sud.a nuova Chiesa il Luppolino, o Lanternino ovato, secondo il disegno convenuto, coperto con tegolette, o pianelloni tagliati a scaglia di pesce, e stuccato corrispondente all’ordine dell’ornam.to delle colonne d’ordine ionico ne i piastrini, con il rinfianco delle volte a stagno, e con pavimenti doppii, e renderlo compito, e terminato, con rilasciare il Cappellone stuccato, e ripulito dentro il mese di Luglio prossimo futuro, perche cosi […] altrim.i […] con restare a peso però della sud.a Cong.e li […] finestre, vetrate, ramate, e ferraremia».

1742

13 giugno: stabilita la costruzione della nuova casa dei Padri, limitatamente alla metà con l’affaccio a nord.

1774

23 luglio: deliberato l’inizio dei lavori di costruzione della sacrestia.

1784

1° dicembre: decretata l’erezione della porzione meridionale della casa.

1785

Condotta a termine la casa. Il 26 maggio, festa di San Filippo Neri, venne aperta la sagrestia.

1796

Incarico al maestro Giovanni Rodoloni di Sant’Ippolito della realizzazione, in marmo, degli altari delle cappelle laterali fino ai basamenti delle colonne; il resto sarebbe stato completato a scagliola da Stefano Porfiri e Luigi Picozzi di Morrovalle (29 aprile, 11 novembre, 19 dicembre). Complessivamente, la spesa per la costruzione della casa e della chiesa raggiungeva ormai i 60.000 scudi.

1798-1799

Prima soppressione napoleonica: i Padri, espulsi, si stanziarono presso la chiesa di Santa Maria delle Vergini; la loro casa venne adibita ad uffici da parte dell’Amministrazione del Dipartimento del Musone e la chiesa destinata a residenza della parrocchia di Santa Maria della Porta. I documenti presenti nell’archivio della congregazione andarono per lo più distrutti per opera dei francesi.

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