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6L’altare, il primo a cornu epistolae, è gemello a quello di San Gaetano, al quale tra l’altro si rimanda per ciò che concerne gli artefici, i materiali e l’epoca di realizzazione. Per quanto riguarda lo stucco in sommità, opera di Antonio Piani, anche qui l’oculo è cieco; veniva infatti illuminato dalla luce catturata da un arcone un tempo aperto sull’attuale corso della Repubblica, oggi purtroppo quasi del tutto tamponato. Tra due putti si apre la Gloria di Dio, con i raggi della luce eterna che promanano dalla Beatissima Trinità, allusa per mezzo di un triangolo equilatero, simbolo dell’unicità della sostanza divina nella trinità delle Persone, con al centro l’occhio onniveggente «che scruta la mente e saggia i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni» (Ger 17 10). All’interno di un timpano curvilineo si trova poi una conchiglia, simbolo del Battesimo e della Resurrezione o, come scrive San Dionigi l’Areopagita, all’«utero della generazione ». Essa dunque rimanda in qualche modo anche alla Vergine Maria, nuova Eva, Madre di Cristo e Madre della Chiesa, di cui Sant’Anna, titolare dell’altare, è genitrice. A lei, tra l’altro, i fedeli chiedevano di intercedere presso Dio per ottenere tre favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare. La pala di “Sant’Anna e i Santi” (2,56 x 3,93) è stata in epoca recente (1995) attribuita all’emiliano Girolamo Donnini (1681-1743). Maria, bambina, si presenta tra le braccia di Sua madre, con accanto San Gioachino, suo marito, ed angeli oranti, mentre due damigelle preparano la culla. La veste di Sant’Anna, così come spesso viene rappresentata quella della Beata Vergine, è candida, come per alludere all’immacolato concepimento di Lei. A concludere la scena, tenerissima, anche nei morbidi accostamenti cromatici, putti e cherubini nel cielo.

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