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Sulla parete di fondo della sagrestia sta l’altare, alloggiato in un’ampia nicchia ricavata nella muratura, realizzato a scagliola nella seconda metà del XVIII secolo. Al di sopra del timpano, curvilineo e spezzato, campeggia un cartiglio con sopra un’iscrizione: «et egressus foras Petrus flevit amare» (Lc 22, 62). La pala d’altare (1,13 x 2,20) di Giuliano Alberti rappresenta infatti le “Lacrime di San Pietro”. Stando al testo evangelico, Gesù, nella sera in cui istituì l’Eucarestia, predisse ai Discepoli la Sua passione ormai imminente, sopravvenuta la quale Simone, figlio di Giona, Lo avrebbe rinnegato: «Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi » (Lc 22, 34). Quando poi sopraggiunsero le guardie per catturarLo e Lo condussero dal sommo sacerdote, l’Apostolo che aveva confessato la Sua divinità, «lo seguiva da lontano» (Lc 22, 54). Dopo essere entrato nel cortile ove era stato acceso un fuoco, lì venne provata la sua fede e venne trovata debole. «In quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto» (Lc 22, 60-61). La tela ritrae dunque Simone uscito dal cortile, in ginocchio sulla nuda roccia, colle mani giunte, insieme in atto di pentimento e di preghiera, ma anche di richiesta sincera di perdono. Le tenebre che lo avvolgono sembrano però rischiarate dalla serena presenza degli angeli che vegliano sul suo capo, mentre il cielo si dischiude. Il gallo sembra ormai alle spalle, anzi inizia già la sua missione, quella di Principe degli Apostoli. Ai suoi piedi compaiono le due chiavi, insegna del primatus Petri, in virtù del potere conferitogli da Cristo stesso: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 18-19). Veste inoltre una tunica blu ed un pallio aureo, simboli della gravitas e della auctoritas; gli dice infatti Gesù: «Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22, 31-32).

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