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L’organo della chiesa di San Filippo

16L’organo attualmente in chiesa venne in realtà costruito da Sebastiano Vici nel 1796 per il monastero di San Lorenzo, purtroppo demolito nella prima metà del ’900. Nel 1812 esso fu traslato per opera dello stesso artefice nella Collegiata di Corridonia, allora denominata Montolmo. Nel 1825 lo strumento fu ivi ricollocato dal Vici e vi rimase fino a quando, chiuso il monastero all’avvento delle nuove soppressioni operate dal Regno d’Italia, fu di lì a poco trasferito nella chiesa di San Filippo. Nell’Archivio della Confraternita delle Stimmate di San Francesco di Macerata, il primo documento rinvenuto inerente allo strumento risale al 13 novembre 1875, giorno in cui la Giunta Municipale di Macerata «permette che l’organo attualmente nella Chiesa di S. Lorenzo sia trasferito in quella di S. Filippo, fermo il diritto di proprietà. Approva del pari che alla medesima condizione sia l’organo ora nella Chiesa di S. Filippo trasportato in quella delle Vergini». Con lettera del 16 agosto 1876 il Sin-periori della Confraternita di aver ricevuto comunicazione del trasporto ormai prossimo e domandava di essere avvisato del giorno in cui si fosse eseguita l’operazione, che auspicava «il più presto possibile». A soli quattro giorni di distanza, tale Francesco Soldini, «a seguito delle trattative già concluse con il Rev.do Sig. Curato di S. Maria delle Vergini per il traslocamento dell’Organo di S. Filippo», scriveva anch’egli alla venerabile Confraternita porgendo ad essa un’offerta economica per «trapiantarsi quello di S. Lorenzo nella Chiesa di S. Filippo», persuaso della fiducia dimostratagli già «in altra epoca, quando fu rialzato l’Organo nella stessa Chiesa di S. Filippo». Escluso l’ufficio esclusivo dell’organaro, il Soldini domandava ₤100, alle quali dovevano aggiungersi altre 30, per dare il lavoro completo, «cioè facchinaggi, falegname, muratore e tiramantici». Il pagamento, rassicurava, sarebbe avvenuto solo a collaudo effettuato. Interessanti gli schizzi che egli allegava alla missiva, consistenti in una pianta abbozzata e due alzati. Il 28 agosto veniva stesa la scrittura privata che regolava l’incarico. Oltre al trasporto dell’organo, il Soldini s’impegnava a «collocarlo ad uso d’arte nella posizione corrispondente alla mostra esistente nella enunciata Chiesa di San Filippo, aggiungendo a spesa della Confraternita, ove occorra, alla mostra, tutto ciò che abbisogna per un regolare restringimento e tutto ciò che importa una regolare architettura. Si obbliga pure a spolverare, ripulire tutte le canne, e mettere sempre ad uso d’arte quelle che si trovassero averne bisogno, o che fossero difettose nel rendere il proprio suono. Si obbliga inoltre ad accordare il menzionato Organo ad uso d’arte ». Nel contratto veniva specificata anche la data della consegna, fissata per il 21 settembre; otto giorni dopo sarebbe dovuto avvenire il collaudo da parte dei signori Domenico Concordia, Ernesto Bertini e Carlo Svampa. I loro nomi compaiono in una lettera, di cui purtroppo si conserva soltanto la minuta, senza data, per la quale i Guardiani invitavano gli illustri maestri per il collaudo. Il 20 ottobre il lavoro era già compiuto, tanto che il Soldini scriveva nuovamente alla Confraternita per presentare il conto. Tra le spese da lui sostenute risultano: le corde per tirare i mantici (₤3,75), 2 anelli di ferro a guida di dette corde (₤0,80), 1 tavola da 3 bolli per chiudere il credenzone dell’organo dalla parte dei mantici (₤1,60), 1,20 m di tela per detta chiusura (₤2,50), bollette d’impannata per fissare detti teli (₤0,10), 2 tavole e mezza da 5 bolli per restringere la bocca d’opera dell’organo (₤ 5,38), chiodi (₤0,20), bollette francesi (₤0.20). Al costo del materiale si aggiungeva quello della manodopera del falegname per il ristringimento e per la chiusura dei mantici, pari a ₤27,12. Vennero inoltre rifatte le valvole dei mantici e messe 4 molle in ferro per togliere alle medesime il rumore (₤2,00). Sommando infine le ₤130 quale retribuzione convenuta, facevano ₤ 159,13. Il Soldini riferiva poi del «pessimo stato di detto organo e l’ingente lavoro occorso in esso», costato altre ₤ 60, «vuoi per la molta pelle abbisognata per buoni due terzi di cappelletti, vuoi per molte pocciole di canne di legno rifatte nuove che erano in totale rovina ed inservibili, e mille al tre cose che parrebbe troppo noioso il riferire»; per questo motivo concludeva domandando che gli fosse «aggiunta qualche regalia » rispetto al compenso pattuito all’origine. Il 23 ottobre i Padri Guardiani si adunavano per deliberare sulla domanda avanzata dal Salvucci del pagamento delle ₤159,13 «e per avere qualche altra cosa per gratificazione per molte altre spese accorsegli per detto collocamento ». A circa un anno di distanza, con lettera del 22 settembre 1877, nella quale si dichiarava «aggregato a questa Ven. Confraternita », il Soldini reiterava la richiesta di un ulteriore compenso dal momento che, «oltre l’ingente lavoro e le grande spese sostenute per detto collocamento », avendo dovuto lavorare «nel corrente settembre […] altri cinque giorni per riaccordare e restaurare qualche piccolo guasto avvenuto nell’Organo stesso ». Per circa cinque decadi non si hanno altre notizie sull’organo in San Filippo. Nel 1922 lo strumento necessitava di nuovi interventi. Il riordinamento proposto da Silvio Carletti, fabbricante di organi da chiesa, pianoforti ed armonium, prevedeva: la riparazione di alcune valvole nel somiere principale contenente le canne di metallo, «per evitare il frastuono che tutt’ora si avverte »; la chiusura dell’aria nelle condutture, «dispersa dai mantici ai banconi»; la saldatura di «diverse cannicce di piombo […] rosicchiate dai topi»; «scomponitura totale dell’istrumento essendo in uno stato deplorevole », compreso anche lo smontaggio dei contrabbassi, la loro pulitura e delle valvole; il riordino di tutta la meccanica in ferro; il rinnovo di fasce in legno nei due mantici, «in parte rotte ed in parte portate via»; realizzazione di nuovo settorino e copritastiera «essendone rimasto un sol pezzo»; aggiustatura della tenda, strappata lateralmente; messa in opera delle corde per i mantici, «non avendo più traccia delle vecchie»; ed infine, «ricomposizione di tutto l’Istrumento ben pulito ed accordato e riparato». Il tutto per un totale di ₤1.000. Nel 1973 l’organo era nuovamente fuori uso. Per questo la Comunità dei Padri Passionisti, che dal 1957 risiedeva in San Filippo, decretò di procedere al restauro e all’ampliamento dello strumento stesso, interpellando la ditta Pinchi di Foligno. Il 26 novembre vennero portate in officina le canne esistenti, «il resto del materiale era tutto fuori uso». Il 26 agosto 1974 venne trasportato in chiesa tutto il materiale necessario per l’operazione ed il giorno successivo la consolle. Il 28 agosto due operai iniziarono il paziente lavoro di montaggio, terminato poi il 9 ottobre. Il cav. Pinchi, titolare, poté così procedere all’accordatura. In quell’occasione il materiale fonico di Sebastiano Vici fu integrato ed inglobato nello strumento attuale: «la fusione tra gli elementi esistenti e i nuovi è perfetta». La tastiera in loco venne sostituita con una consolle a terra, collocata in chiesa; questa disponeva di due tastiere. Il progetto venne approvato dal m° Adamo Volpi, incaricato dalla «Sovrintendenza alle Opere d’Arte» di Ancona, nonché titolare della «Cappella Pontificia di Loreto». Durante il lavoro gli operai ricevettero vitto e alloggio presso i Padri, in San Filippo. L’importo dei lavori ammontava in fine a ₤ 8.700.000, inclusi cinque anni di garanzia; a questa somma si aggiungeva l’IVA, allora pari al 12%. «Questo importante e oneroso lavoro è stato fatto come ricordo del 150° anno della partenza da Macerata di S. Vincenzo M. Strambi, partenza che avvenne il 21 novembre 1824». Chiusa la chiesa all’indomani delle scosse di terremoto che hanno interessato le Marche e l’Umbria nel 1997, l’organo è rimasto inutilizzato. Quando nel 2010 sono ripresi i lavori di restauro dell’edificio, lo strumento necessitava ormai di interventi di manutenzione straordinaria. Le canne erano ricoperte da polveri e detriti, e molti corpi, con diverse ammaccature, risultavano inoltre notevolmente slabbrati e squarciati in sommità. Il piano del Crivello infine si presentava spaccato in alcuni punti. Lo strumento non risultava suonabile25. In vista della riapertura della chiesa, l’organo è stato nuovamente oggetto di intervento. I lavori sono stati condotti da Andrea Pinchi, nipote del cav. Libero Rino Pinchi (1905-2000) che nel 1930 fondò la Fabbrica Artigiana di Organi Pinchi e nel 1974, come si è scritto, curò il restauro e la rifunzionalizzazione dello strumento. Proprio allora l’azienda stava passando nelle mani del figlio Guido (1975). Dal 2007 Andrea, insieme ai fratelli Claudio e Barbara, dopo una ventennale collaborazione col padre Guido lungo la quale hanno appreso l’arte del costruire ed intonare gli organi, hanno dato vita alla Fratelli Pinchi Ars Organi srl. Lo strumento è posto in controfacciata, su di una cantoria lignea posta sopra l’ingresso alla chiesa, poggiata sulla bussola ed ancorata alle pareti laterali. Il parapetto mistilineo risulta scandito da paraste in cinque sezioni ornate con festoni e cascate di legno intagliato; al centro campeggia lo stemma della Confraternita delle Sacre Stimmate di San Francesco di Macerata, dipinto su cartiglio incorniciato. La cassa, anch’essa lignea, rimane quasi addossata alla parete. Il prospetto frontale, a campata unica, è delimitato da paraste con capitello ionico festonato; al di sopra della trabeazione si ergono due fiaccole con al centro lo stemma filippino su cartiglio incoronato. Le cromie originali, riportate alla luce durante i recenti interventi di restauro, così come verificatosi per la bussola, la cantoria ed i coretti, variano tra differenti tonalità di azzurro. La disposizione fonica in consolle è la seguente:

Grande Organo

Principale

8’

Flauto

8’

Dulciana

8’

Ottava

4’

XV

2’

XIX

1 1/3’

XXII

1’

XXVI-XXIX

1/2’

Voce umana

8’

Unioni 

1-8’-Ped. 2-8’-Ped. 2-8’-1 1-4’-Ped. 2-4’-Ped. 1-16’-1 1-4’-1 2-16’-1 2-4’-1 2-16’-2 2-4’-2

Positivo – Espressivo

Viola

8’

Bordone

8’

Flauto in VIII

4’

Flauto XII

2’ 2/3

Traversiere

2’

Oboe

8’

Tremolo

 Pedaliera

Tremolo Contrabbasso 16’ Bordone 8’ Flauto 4’

Infine: A Oboe (annullatore) e 30 leve per la combinazione libera sopra le placchette principali. La facciata, costituita da 23 canne, è in stagno finissimo ed è disposta in campata unica a cuspide centrale con ali laterali, labbro superiore a mitria, profilo piatto e bocche allineate. La nota della canna maggiore corrisponde al Sol 1 del registro Principale di 8’. La consolle è di tipo elettrico con 2 tastiere di 61 note (Do1-Do6), cromatiche, e la pedaliera concavo-radiale di 32 pedali (Do1-Sol3) sempre cromatica. I comandi dei registri sono a placchetta a bilico e trovano alloggio immediatamente sopra le tastiere in fila unica. La trasmissione è del tipo elettropneumatica a canale per registro. Sono presenti 5 mantici a lanterna posti nel basamento della cassa così ripartiti: Mantice Principale, Aria Forte, Grandorgano, Positivo- Espressivo, Pe dale. I somieri sono tutti del sistema elettropneumatico con elettromagneti e membrane, a canale per registro. Quello del Grandorgano si trova al centro, Positivo-Espressivo nel fondo, Pedale ai lati. All’interno le canne dei manuali seguono un andamento convergente al centro. Il materiale fonico è costituito da 18 registri reali. I crivelli sono in legno rivestiti di carta e le canne suonano al di sopra di essi.

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